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Agroalimentare pilastro del sistema Italia

L’agricoltura è uno dei pilastri della nostra Nazione, occorre proteggerla e svilupparne le potenzialità, nel giusto equilibrio tra uomo e ambiente. Esempio di eccellenza, è un patrimonio inestimabile e costituisce il fulcro del marchio italiano e valore dell’economia reale. Proteggere la terra e chi la lavora restituendo impulso al settore e tutelando l’intera filiera agroalimentare.

Rilanciare la produzione e la qualità dell’agroalimentare, della pesca e degli allevamenti di qualità italiani. Contrasto all’introduzione di ogni strumento di classificazione dei prodotti pregiudizievole per l’agroalimentare italiano (Nutriscore), promozione della dieta mediterranea e dell’agroalimentare di qualità contro i cibi sintetici. Lotta ai fenomeni di concorrenza sleale che penalizzano il nostro marchio agroalimentare (Italian sounding). Investire in ricerca, dando impulso all’agroindustriale, fondamentale per l’innovazione e per la tutela della biodiversità. Stimolare il coordinamento con le istituzioni europee per limitare l’esposizione alimentare del continente nei confronti del resto del mondo. Contrasto alla proliferazione delle specie faunistiche in esubero, che producono danni alla biodiversità e all’agricoltura. Eradicazione della peste suina e sostegno agli allevamenti colpiti. Promozione di contratti di filiera che mettano al centro l’agricoltore e riducano la forbice tra costo di produzione e prezzo di vendita del prodotto. Stabilizzazione delle misure straordinarie adottate nell’ambito della crisi delle materie prime. Salvaguardia, tutela e razionalizzazione dei mercati agroalimentari, fondamentali piattaforme logistiche e di distribuzione. Efficientamento delle risorse idriche, predisponendo un “piano invasi” per combattere la siccità; riqualificazione e potenziamento delle reti idriche. Realizzazione di nuovi e più potenti dissalatori per produrre acqua a scopo agricolo. Sostegno al settore florovivaistico, comparto agricolo d’eccellenza. Valorizzazione e salvaguardia del settore pesca, dell’imprenditore e dei suoi marittimi, conservazione della massa ittica e salvaguardia delle produzioni nazionali.

FOCUS

Occorre ottimizzare le politiche di settore, per valorizzare una risorsa essenziale della nostra Nazione, la pesca, sulla base di alcuni principi fondamentali: la dignità dell’imprenditore e dei suoi marittimi, il rispetto e la conservazione dell’ambiente e della massa ittica, la salvaguardia delle produzioni nazionali e la loro valorizzazione, la salvaguardia e la promozione dell’economia nazionale.

Fratelli d’Italia, dopo anni di confronto con le associazioni di categoria ha formulato proposte concrete per la salvaguardia del settore.

Le azioni da intraprendere a tutela del comparto sono le seguenti:

– rimodulazione del rapporto con la Ue, con la revisione di regolamenti ormai obsoleti e lesivi dell’economia delle imprese di pesca italiane.

– revisione della flotta nazionale con un programma di sostegno per il suo rinnovo, con attenzione alle caratteristiche della grande pesca e della piccola pesca.

– revisione delle normative nazionali sulla pesca professionale e sulle attività collaterali.

– aggiornamento delle normative del codice della Navigazione riferite all’attività di pesca professionale.

– predisposizione di un piano regolatore nazionale della maricoltura (salvaguardia dell’ambiente e della salubrità delle produzioni).

– dare dignità ai lavoratori della pesca attraverso una formazione moderna e un contesto lavorativo dignitoso e sicuro.

– sostenere la produzione nazionale e controllare la salubrità delle importazioni di prodotti ittici dai paesi terzi.

La tutela del settore della pesca è fondamentale per far sì che il nostro mare torni ad essere risorsa economica e motore dell’economia italiana.

In un momento in cui la transizione ecologica guida l’agenda politica nazionale e internazionale, il comparto del florovivaismo si ritrova senza una legge quadro nazionale. Il governo dei migliori ha tenuto bloccato il testo quadro di settore per oltre un anno senza nessun motivo e non ha permesso la sua conversione in legge dopo l’approvazione in prima lettura alla Camera. Da qui l’impegno a ripartire subito per l’approvazione, al fine di rendere il settore competitivo

La legge nasce per dare il giusto riconoscimento a tutti i comparti del florovivaismo, per avere una normativa di riferimento specifica ed un perimetro giuridico unico a livello nazionale, che renda omogenee anche le diverse leggi regionali.

Un coordinamento permanente di indirizzo e orientamento per il florovivaismo esiste già ed è costituito dal tavolo tecnico. La legge quadro lo definisce meglio e lo istituzionalizza, con la realizzazione di un piano nazionale. Inoltre introduce la costituzione di un ufficio dedicato al settore presso il Ministero. Il florovivaismo ha molteplici sfaccettature – ornamentale, floricola, orticola, frutticola – e ognuna di esse ha problematiche, sistemi di produzione e investimenti differenti, oltre che mercati e dinamiche commerciali diverse. Occorre dunque definire meglio e in maniera più specifica questi organismi. 

I marchi di qualità, infine, sono importanti per elevare gli standard dei prodotti e offrire un valore aggiunto alle produzioni, arginando meccanismi che livellino la qualità verso il basso.

Fratelli d’Italia, durante tutta la legislatura, si è spesa instancabilmente per l’approvazione della legge, coinvolgendo tutte le associazioni di categoria ed ascoltandone in Commissione agricoltura le istanze e le preoccupazioni. Oggi è arrivato il momento di rendere giustizia ad un settore troppo spesso dimenticato e che, anche in virtù del nostro clima che consente una grandissima biodiversità, deve tornare ad essere un’eccellenza mondiale.

Queste misure sono rivolte a chi andrà in pensione con il sistema contributivo e, a causa di salari bassi e discontinuità lavorativa, rischia di non avere i requisiti per la pensione o di percepire una pensione molto bassa:

  1. Abolizione dell’adeguamento automatico dell’età pensionabile all’aspettativa di vita. Sarà scongiurato l’incremento automatico dell’età pensionabile. Questo intervento sarà stabile e non momentaneo come in passato. L’età della pensione di vecchiaia sarà stabilizzata a 67 anni per uomini e donne anche dopo il 2024.
  2. Abolizione dell’attuale soglia pari a 1.5 volte la pensione sociale per avere diritto alla propria pensione di vecchiaia contributiva. Considerando che i lavoratori destinatari del metodo di calcolo contributivo puro sperimentano spesso assegni più bassi e non raggiungono il valore soglia introdotto dalla riforma Fornero, aspettando spesso l’età, insostenibile, di 71 anni, la riforma abrogherà questo requisito parificando tutti i pensionati di vecchiaia senza alcun requisito reddituale per potere accedere alla pensione.
  3. Integrazione al minimo anche per chi è nel sistema contributivo. Si rimedierà a questa ulteriore disparità secondo cui chi non ha versato contributi prima del 1996 non gode della tutela della integrazione al trattamento minimo (poco più di 520 euro mensili). Questo livello minimo di pensione sarà garantito a tutti, anche ai destinatari del metodo contributivo, entro determinate soglie di reddito familiare.
  4. Abolizione del minimo contributivo Inps per artigiani e commercianti. Sarà parificato il regime fra partite Iva iscritte alla gestione separata e ai titolari di impresa iscritti alla gestione artigiani e commercianti, eliminando l’obbligo di versamento contributivo anche in assenza di redditi, in modo da non appesantire gli autonomi di costi non sostenibili che portano a un indebitamento di imprenditori già provati da periodi privi di fatturato.
  5. Anticipo della pensione sociale a 60 anni per chi è in particolari condizioni di disagio. Sarà anticipata la decorrenza dell’assegno sociale rispetto all’età di vecchiaia a 60 anni, in presenza di soggetti il cui reddito familiare richiede un intervento di sostegno immediato, senza aspettare l’età della pensione di vecchiaia, disegnando un sistema di welfare pubblico tempestivo e non condannato ad attivarsi quando è ormai troppo tardi.
  6. Intervento sulle pensioni d’oro. sulla quota eccedente 10 volte la pensione sociale per le pensioni d’oro che non sono frutto di contributi effettivamente versati. Su tutte le pensioni che superano il valore di 5000 euro netti mensili sarà verificato se la parte eccedente i 5000 euro è frutto di contributi effettivamente versati o meno. Nel caso la parte eccedente non corrispondesse a contributi effettivamente versati si procederà a una proporzionale riduzione dell’assegno pensionistico.