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Sostegno alla natalità e alla famiglia

La famiglia è elemento fondante della società e ciò che rende “una Nazione veramente sovrana e spiritualmente forte” (Giovanni Paolo II). Per questo è necessario affermare nuovamente il ruolo centrale, educativo e sociale che essa continua a ricoprire. Sostenere la natalità significa dare la possibilità alle giovani coppie di costruire il proprio progetto familiare, significa dare speranza all’Italia investendo sul futuro.

Progressiva introduzione del quoziente familiare, cioè di un sistema di tassazione che tenga conto del numero dei componenti del nucleo familiare. Aumento degli importi per l’assegno unico e universale: fino a 300 euro al mese per il primo anno di ogni figlio, fino a 260 euro dal secondo anno di vita fino ai 18 anni e mantenimento dell’attuale assegno fino a 21 anni.

Riduzione dell’aliquota Iva sui prodotti per la prima infanzia quali pannolini, biberon, latte artificiale e altri. Sostegno ai Comuni per assicurare asili nido gratuiti e aperti fino all’orario di chiusura di negozi e uffici, con un sistema di apertura a rotazione nel periodo estivo; incremento dei posti a tempo pieno nella scuola primaria. Promozione di nidi aziendali, asili nido condominiali e familiari sul modello tedesco delle Tagesmutter.

Sostegni concreti alle famiglie con disabili a carico. Incentivi alle aziende che assumono neomamme e favoriscono forme di conciliazione dei tempi casa-lavoro. Aumento della quota deducibile dalle tasse per le spese sostenute dalle famiglie per l’impiego di badanti per persone non autosufficienti, e deducibilità delle spese sostenute per i collaboratori domestici. Rafforzamento del sistema dei congedi parentali e di maternità per i lavoratori dipendenti e autonomi. Campagne di comunicazione e informazione di natura medica sul tema della fertilità.

Piena applicazione della Legge 194 del 1978 sull’interruzione volontaria di gravidanza, a partire dalla prevenzione. Istituzione di un fondo per aiutare le donne sole e in difficoltà economica a portare a termine la gravidanza. Promozione di spazi dedicati ai neonati dotati di fasciatoi e zone allattamento in tutti gli edifici accessibili al pubblico. Obbligo di formazione del personale docente e non docente sulle manovre di primo soccorso e sulla manovra disostruttiva di Heimlich. Sostegno ai genitori separati o divorziati in difficoltà economica.

Destinare maggiori risorse al Fondo di garanzia per l’acquisto della prima casa per le giovani coppie di lavoratori precari. No a nuove tasse sulla prima casa e zero tasse sui primi 100mila euro per l’acquisto della prima casa. La dimora della famiglia deve essere un bene non aggredibile: impignorabilità della prima casa, salvo i casi di mancato pagamento del mutuo ipotecario, e a patto di essere in regola con gli obblighi condominiali. Tutela della proprietà privata e sgombero immediato delle occupazioni senza titolo.

FOCUS

Per uscire dall’inverno demografico ed invertire la tendenza ormai cronica della denatalità, Fratelli d’Italia ha già predisposto diverse proposte di legge con un piano organico di incentivi alla natalità e di sostegno alle famiglie. Di seguito, alcune delle proposte: gratuità degli asili nido, prolungamento degli orari diurni e apertura anche nei mesi estivi; raddoppio dei posti a tempo pieno nella scuola primaria; incentivazione dei nidi aziendali e di quelli condominiali e familiari sul modello tedesco delle Tagesmutter. Riduzione dell’aliquota Iva al 5 per cento sui prodotti e sui servizi per neonati e bambini, con l’obiettivo ulteriore, in un ambito più ampio, di arrivare all’esclusione dell’Iva su tali beni. Sostegni concreti alle famiglie con disabili a carico.

Noi crediamo nella famiglia, nucleo essenziale della nostra Nazione e unità di base del nostro vivere sociale. La famiglia è il primo luogo di soddisfacimento dei bisogni essenziali, ma anche delle istanze personali di protezione, amore e appartenenza, con riflessi positivi non solo sugli individui, ma anche sulle comunità più ampie a cui essi partecipano. Per questo crediamo che anche l’ordinamento fiscale debba riconoscere il ruolo sostitutivo di welfare esercitato dalle famiglie, sempre più cruciale nella società moderna, nella consapevolezza che tale ruolo è tanto più forte ed efficace quanto maggiore è la sicurezza finanziaria dei nuclei familiari. Da essi dobbiamo ancora una volta ripartire, anche allo scopo di invertire il trend di denatalità che affligge il Paese. In questa prospettiva, Fratelli d’Italia propone da sempre un radicale cambio di paradigma del sistema impositivo, affinché la tassazione sul reddito risulti pienamente sensibile alla composizione e alle caratteristiche delle famiglie, con l’introduzione a regime del cosiddetto “quoziente familiare”. Si tratta di concepire un sistema impositivo non più fondato sul reddito individuale, come oggi accade, bensì su quello familiare, appunto, tenendo adeguatamente conto della presenza e del numero dei figli. Il tutto, al fine di assicurare maggiore equità. Possiamo e dobbiamo impegnarci per realizzare l’ambizioso progetto di un fisco finalmente a misura di famiglia. Questo obiettivo non può più attendere. Sin da subito e in attesa del ridisegno complessivo della tassazione su base familiare, intendiamo dare un immediato contributo tangibile a tutti i nuclei familiari potenziando  adeguatamente lo strumento dell’assegno unico universale. Oggi la legge prevede un contributo per ogni figlio a carico fino a 175 euro al mese (2.100 euro annui) in caso di ISEE sino alla soglia di 15 mila euro; oltre tale soglia, il contributo mensile si riduce progressivamente, fino a stabilizzarsi, sopra i 40.000 euro di ISEE, sul valore (minimo) di 50 euro al mese per figlio (600 euro annui). Si tratta di importi che vanno adeguati alle reali esigenze delle famiglie italiane, soprattutto quelle più numerose, su cui si fanno sentire maggiormente il peso dell’inflazione incontrollata, il carrello della spesa più salato e la crisi energetica. Un peso destinato a crescere ulteriormente dopo l’estate, con l’inizio della scuola e le inevitabili maggiorazioni delle spese.

FdI propone di aumentare l’importo massimo dell’assegno attualmente previsto per nuclei familiari con ISEE fino a 15mila euro, portandolo a 300 euro al mese per il primo anno di ogni figlio e a 260 euro a partire dal secondo anno di vita sino al compimento della maggiore età, mantenendo, tra i 18 e i 21 anni, quanto previsto dall’attuale normativa. Prevediamo inoltre di elevare a 80mila euro la soglia ISEE oltre la quale spetta l’importo minimo di 50 euro a figlio. Il potenziamento dell’assegno unico va concepito nella prospettiva di una successiva transizione ad un sistema ispirato al quoziente familiare quale regime di tassazione sensibile alle peculiarità dei nuclei familiari (specie quelli più numerosi).

Non possiamo più attendere: la crisi in corso acuisce ulteriormente le difficoltà delle famiglie italiane, e bisogna intervenire in maniera strutturale e concreta.

La maternità ha un valore sociale e non può risultare penalizzante per l’ingresso e la permanenza delle donne nel mondo del lavoro; bisogna pertanto favorire l’offerta di servizi per la conciliazione dei tempi vita-lavoro, ovvero un welfare aziendale family friendly per i dipendenti, sostenendo anche le imprese che assumono donne e neomamme. Bisogna incentivare il lavoro agile per le madri lavoratrici e l’occupazione femminile: ciò significa favorire le forme di stabilizzazione, nonché eliminare le disparità salariali (gender pay gap) e retributive a parità di lavoro svolto. La tutela della maternità deve riguardare anche le lavoratrici atipiche, quelle autonome e le titolari di partita IVA; allo stesso modo il sistema dei congedi parentali non può produrre discriminazioni legate alla posizione lavorativa. Nella revisione del sistema dei congedi parentali si dovrebbe puntare a prolungare la durata del congedo obbligatorio per maternità, aumentando anche la percentuale della copertura previdenziale. Introdurre infine maggiore flessibilità per il congedo per malattia dei figli.

Trattandosi di un impianto generale e complessivo che prevede un insieme di politiche familiari (compresa la misura dell’Assegno unico universale), dalla disciplina dei congedi parentali agli incentivi al lavoro femminile, la revisione del “Family Act” cambierà l’ordine delle priorità contenute, mantenendo le misure utili e integrandole con il “pacchetto famiglia” contenuto nella proposta di legge Meloni (AC 2266). 

Proseguiremo le campagna del Ministero della Salute sull’importanza dell’allattamento materno perché, secondo autorevoli ricerche, favorisce nel bambino uno sviluppo fisiologico della bocca, riduce il rischio di infezioni respiratorie ed urinarie, diarrea, otiti, allergie ed asma, diabete, obesità, leucemie, malattie cardiovascolari e sindrome della morte in culla (SIDS). I benefici sono considerevoli anche per le mamme. L’allattamento al seno riduce il rischio di sanguinamento post-partum, di anemia, di alcune forme di tumore al seno, all’endometrio e all’ovaio, riduce il rischio di malattie cardiocircolatorie, aiuta a perdere il peso accumulato durante la gravidanza, è gratuito, è pratico, sempre pronto e alla giusta temperatura. Per supportare le donne nelle fasi del pre e post parto, inoltre, favoriremo i corsi regionali di formazione per ostetriche, infermieri e puericultrici  potenziando il loro impiego e applicheremo le nuove linee guida OMS per salute mamme e bimbi nel puerperio.

Sosterremo i Centri di Aiuto alla Vita che accompagnano le donne nella scelta della maternità. Punteremo alla piena applicazione della legge n. 194/1978 sull’interruzione volontaria della gravidanza, nella parte disattesa che riguarda la prevenzione, promuovendo l’istituzione dei Fondi per il sostegno della vita nascente, delle maternità difficili e per progetti di tutela materno-infantile. Seguiremo l’esempio della Regione Piemonte, che ha puntato, anche attraverso degli aiuti economici, al superamento delle motivazioni economiche e sociali che spesso comportano la rinuncia  alla maternità e il ricorso all’aborto.

Considerato che le coppie che fanno figli rientrano nella fascia anagrafica 25-40 anni, la stessa che tendenzialmente non ha un lavoro dipendente ed a tempo indeterminato, bisogna favorire le politiche abitative attraverso il rifinanziamento del Fondo di Garanzia per l’acquisto della prima casa per le giovani coppie ed i lavoratori precari.